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leopoldo-mazzoleni-buffet-vue-installation-2009_large Nota critica

Chiunque guardi antiche fotografie in bianco e nero – singoli ritratti o gruppi come scolaresche e soldati – difficilmente può fare a meno di essere coinvolto in una girandola di interrogativi sulle storie e sui destini degli sconosciuti raffigurati in quegli scampoli di passato. Si possono immaginare vite spezzate, giorni felici, eroiche battaglie, giocosi giorni di scuola. Mazzoleni utilizza come base di partenza un materiale che, perciò, è di per sé impregnato di suggestioni e di percorsi: vi interviene poi cancellando dettagli, travisando l’immaginazione con luce abbacinante, alterandola in più modi con mirati effetti di fotoritocco; o ancora isolandone particolari (volti, mani, piedi) o sovrammettendovi contrappunti line- ari, forme geometriche, complessi reticolati e ragnatele. Le immagini così manipolate vengono dunque offerte all’immaginario dell’osservatore come inquietanti brani di un tutto che non ci è dato cogliere, ma solo sospettare o immaginare o dedurre arbitrariamente. Un’estetica del parziale e del relativo che interpreta, del nostro tempo, la fine delle grandi narrazioni, la perdita dell’intero, la rassegnazione a raccogliere solo frammenti di senso disconnessi e slegati.

Biografia

mazzoleniLeopoldo Mazzoleni (1953) è un artista-architetto siciliano. La sua ricerca si concentra sulle relazioni tra spazio e pensie- ro, tra tempo, memoria e contemporaneità.
Operando su scale diverse – dalla manipolazione di piccoli oggetti al dialogo col contesto urbano e naturale – Mazzoleni sperimenta la realtà di nozioni quali “frammento”, “con ne”, “innesto”, “interferenza”. Attraverso un processo di scompo- sizione e di sovrapposizione di linguaggi diversi, gli oggetti indagati, sempre portatori di una loro storia – in prevalenza vecchi mobili o fotogra e – sono forzati ad abbandonare ogni illusoria staticità, a rinunciare alla forma data, a rimetter- si in gioco, a esprimere con gioia o con sgomento la fonda- mentale precarietà, il divenire, l’incertezza, le potenzialità, le tensioni nascoste che caratterizzano la loro (e la nostra) con- dizione esistenziale, sempre sospesa tra l’essere e il non-es- sere, tra presenza sica e sparizione.

Da un’idea di Enzo Tomasello, a cura di Daniela Vasta, «KYKLOPS – Vedere l’intero» si snoda imitando la ‘forma romanzo’, con una ‘Introduzione’ (mostra collettiva legata al territorio prossimo), uno svolgimento (mostre personali, come capitoli del testo, a cui lo stesso artista dà il titolo); non a caso, quando parliamo di impostare una mostra personale o collettiva, diciamo di ‘impaginare’ una mostra. Quadro e libro. Questi due riferimenti, che sembrano superati, servono ancora a dare il senso della posizione da cui osservare in modo ‘glocal’.