Calendario Kyklops

Kyklops

Kyklops – vedere l’intero
si snoda imitando la ‘forma romanzo’, con una introduzione (mostra collettiva in relazione al territorio prossimo), uno svolgimento (mostre personali, come capitoli del testo, a cui lo stesso artista dà il titolo); non a caso, quando parliamo di impostare una mostra personale o collettiva, diciamo di ‘impaginare’ una mostra. Quadro e libro. Questi due riferimenti, che sembrano superati, servono ancora a dare il senso della posizione L’intero, la verità, la ragione del tutto, può sperimentarsi parzialmente, solo attraverso i frammenti, pena l’annientamento: la bellezza non è l’assoluto, è la sua ricerca.

La mostra è visitabile su prenotazione.

Per il mese di Marzo è possibile visitarle gli spazi espositivi senza prenotazione nei seguenti giorni:

VISITA CON DEGUSTAZIONE DEI VINI

Ogni domenica del mese alle ore 12:00

Ogni sabato del mese alle ore 16:00

VISITA SEMPLICE

Ogni domenica del mese alle ore 11:00

Ogni sabato del mese alle ore 11:00

 

Gli appuntamenti

L’idea

tomasello

Il Mediterraneo, luogo di fermentazione

 

La nostra è un’epoca in cui l’arte sperimenta un crampo,

si autocompiace, sembra intossicata di ‘mercato’, di culto

del successo a tutti i costi. Ha dimenticato il riferimento

al luogo in cui nasce, imitando il successo nelle grandi

fiere planetarie, ha tagliato le relazioni. Dalle relazioni vogliamo

ricominciare. Innanzitutto col territorio; poi con quelle culturali selezionate dall’esperienza.

Quando ho accettato di evidenziare il legame tra vino e arte per le Cantine Murgo, a sottolineare i legami forti esistenti tra la coltura della vite e la cultura, la mente è andata al Mediterraneo ed all’orizzonte storico e interpretativo frequentato nella ricerca storico-sociale attraverso i testi con cui ho avuto confidenza e che ho sempre consigliato; da quello, ricco di contributi ancora attuali, curato da Pietro Barcellona, a quello seducente per la scrittura che lo dipana di Franco Cassano, a Predrag Matvejevic[1].

 

 

Sognamo il Mediterraneo diventare brodo di creatività

all’altezza degli scenari e delle domande del mondo

contemporaneo e non più tormento di fuggiaschi.

 

Ma torniamo all’arte.

 

Efesto stabilisce nell’Etna la sua officina. Lì plasma i metalli:

conosce il segreto rapporto tra il fuoco e le trasformazioni

del reale.

 

Ulisse incontra il Ciclope, lui – la ragione che elabora

astuzie – vince il gigante dall’occhio unico.

 

L’essere gigantesco porta l’occhio unico che nelle tradizioni

sapienziali unifica le dualità, risale al vero, supera le

illusioni; tuttavia esso è un essere tellurico, antropofago,

crudele e sanguinario, secondo la tradizione omerica

(ma R. Graves[2] la suppone anche come posteriore o corrotta, rispetto

al mito originario). Come si conciliano queste due vie?

E’ il termine stesso che ci suggerisce la formula che qui adottiamo (anche

se stravagante rispetto al mito): vedere l’intero.

 

VEDERE L’INTERO

 

Il Ciclope rinvia alla visione del cerchio, che da Parmenide fu chiamato

l’Uno: la ben rotonda verità.

L’attività del pensiero, ovvero della ragione, è un fare anche ‘delirante’[3],

che supera i limiti perché l’arte deve far vedere ciò che non si vede con i sensi fisici. L’impossibile è vedere l’intero, il senso ultimo e conclusivo di ciò in cui siamo immersi.

Un suggerimento cogliamo nel Fedro platonico, ripreso da Th.Mann in Morte a Venezia: “…Ché la bellezza, mio caro Fedro, solo essa è amabile e visibile al tempo stesso: essa è – odimi bene! – la sola

forma dell’immateriale che noi percepiamo con i sensi, che i nostri sensi possano sopportare. O che mai non ne sarebbe infatti di noi, se il Divino, se Ragione e Virtù e Verità, ci apparissero sensibilmente.

Non periremmo noi, non saremmo ridotti in cenere?”[4].

 

L’intero, la verità, la ragione del tutto, può sperimentarsi

parzialmente, solo attraverso i frammenti, pena l’annientamento:

la bellezza non è l’Assoluto, è la sua ricerca.

Alle pendici dell’Etna, dove la tradizione pone il Ciclope,

collezioniamo – attraverso gli artisti – i frammenti della confidenza con

l’incanto, in un contenitore che vuole riappropriarsi della

‘forma quadro’.

L’idea – «Kyklops – Vedere l’intero» – si snoda imitando

la ‘forma romanzo’, con una «Introduzione», uno svolgimento

(mostre personali, come capitoli del testo, cui lo stesso artista dà il titolo). Non a caso, quando parliamo di impostare una mostra personale o

collettiva, diciamo di ‘impaginare’ una mostra. Quadro e libro. Questi due riferimenti, che sembrano superati, servono ancora a dare il senso della posizione[5].

Sul «senso della posizione» avremo modo di intrattenerci durante gli eventi collaterali che speriamo di avviare durante questa esperienza.

 

[1] P. Barcellona – F. Ciaramelli (a cura di), La frontiera mediterranea. Tradizioni culturali e sviluppo locale, Dedalo, 2006; F. Cassano, Il pensiero meridiano, Laterza, 2007; P. Matvejevic, Breviario Mediterraneo, Ganzanti, 2006.

[2] R. Graves, I miti greci, Longanesi, 1989.

[3] R. Bodei, Le logiche del delirio. Ragione, affetti, follia, Laterza, 2000.

[4] Cfr.: Th. Mann, Tristano – La morte a Venezia – Cane e padrone, Fabbri, 1975, p. 129.

[5] Cfr.: E. Ilardi, Il senso della posizione. Romanzo media e metropolli da Balzac a Ballard, Meltemi, Roma, 2005)

Enzo Tomasello

La Curatrice

vastaLe sinergie virtuose fra impresa e cultura non sono per fortuna nuove nel nostro Paese; lo sono un po’ di più nel territorio siciliano, dove meno frequenti risultano gli episodi di mecenatismo culturale e ancor più rari i casi di azioni specificamente rivolte alla promozione delle arti visive contemporanee. Per questo va salutata con particolare entusiasmo l’iniziativa delle cantine Murgo di inaugurare, all’interno dell’azienda, uno spazio specificamente dedicato al contemporaneo: si tratta di una vera e propria “galleria” – la forma stretta e allungata si addice quanto mai all’uso di questo termine – che, se fisicamente è contigua ai luoghi del lavoro nei quali avviene la lavorazione delle uve e la produzione vinicola, è allo stesso tempo separata, un luogo “altro”, un percorso dedicato allo sguardo, alla mente e all’emozione. Il mondo dell’arte contemporanea è una polifonia di linguaggi, tecniche e proposte espressive estremamente variegata e complessa. Dal punto di vista strettamente geografico si tratta di una realtà multicentrica: non ha più senso parlare di “centri” e “periferie” perché, per ambire a comprendere la produzione artistica del nostro tempo, abbiamo la necessità di adottare uno sguardo globale (Crispolti), nella quale ogni realtà è inclusa con pari dignità ed è a suo modo “centro”, a qualunque latitudine si trovi, nell’ottica egualitaria e democratica della “rete”. L’arte contemporanea si configura come un campionato appassionante e vario, nel quale convivono pacificamente proposte linguistiche anche molto diversificate; è inoltre un campionato che si sta ancora svolgendo sotto i nostri occhi e del quale è impossibile stabilire adesso il podio; appare più che ragionevole abbandonare la pretesa di rintracciare percorsi e orientamenti condivisi, mentre vecchi e nuovi –ismi, pur utili per circoscrivere scuole e fenomeni, vanno applicati o confezionati con cautela. Non è più particolarmente fruttuoso, infine, intraprendere un discorso sul parametro del “valore”, termine oggi discutibile quanto composito (Vettese), anzi persino arbitrario, una volta decaduto il paradigma classicista. La stessa categoria di “classico” è oggi sottoposta a una più che giusta critica (Settis) o se ne propone l’ampliamento e il superamento nella categoria più flessibile di postclassico (Trione). Mi piace interpretare il titolo di questa rassegna artistica, Kyklops – Vedere l’intero, come il tentativo, non semplice, di abbracciare nel loro insieme e nel modo più inclusivo possibile alcune delle più interessanti proposte artistico-visive presenti nella cultura siciliana contemporanea. In assoluta continuità con quanto accade a livello nazionale e internazionale, anche il panorama dell’isola si caratterizza per una proposta assai sfaccettata, nella quale convivono le rivisitazioni, a vario titolo, della tradizione e lo sperimentalismo avanguardistico. Dal punto di vista storico-artistico il XX è stato un secolo nel quale, in certo senso, “è stato già detto tutto”: a partire dalla stagione delle avanguardie storiche, passando per le neoavanguardie e concludendo con le transavanguardie, i confini della sperimentazione sono stati ampliati e largamente esplorati; parallelamente si sono svolte le parabole di più o meno credibili “ritorni all’ordine” e alla tradizione. Inoltre in età moderna tutto è stato storicizzato e, essendo diventato “storia”, ha costituito un solido patrimonio di idee e di immagini da cui è imprescindibile partire, cui è fatale fare in qualche modo riferimento: abbracciandolo, metabolizzandolo, contraddicendolo o negandolo. È facile così che ogni strada percorsa in questo primo scorcio del XXI secolo suoni come un’eco o una citazione. L’ottica del “sistema dell’arte contemporanea”, per usare l’espressione felicemente utilizzata da Alloway più di cinquant’anni fa e ancora sostanzialmente valida, è quella di alimentare un circuito e un mercato “ecumenici” e inclusivi, nei quali le categorie di innovazione e tradizione (ma sarebbe meglio parlare di tradizioni) non hanno più senso, e il concetto di “originalità” include e autorizza la rifrequentazione dei codici del passato, nell’ottica, magari, della citazione\parodia\riedizione. La prospettiva dello sguardo onnicomprensivo, pan-ottico, mira dunque a vedere l’intero, tentando di restituire il ritratto di un’epoca obiettivamente contraddittoria e complessa. Il nostro tempo è il tempo delle nuove tecnologie e del vintage, della cucina molecolare e del ritorno alla terra, della chirurgia estetica e dell’ossessione naturista. È logico, quindi – se è vero, come è vero, che le arti rivelano sempre qualcosa del tempo che le produce – che anche tecniche e linguaggi visivi parlino di futuro e di conservazione, di passato da riproporre e di traguardi prossimi da sopravanzare, di citazioni nostalgiche e di sguardi prolettici. Non ci stupiremo di trovare allora, negli artisti di Kyklops, materiali d’avanguardia e materiali tradizionali, “pittura” secondo le modalità consacrate dalla storia dell’arte e assemblaggi sperimentali, lessici figurativi e antifigurativi; e ancora linguaggi neosurrealisti, iperrealisti, primitivisti, poveristi, minimalisti… solo per citare alcune categorie stilistico-storiografiche consolidate. La collettiva che apre la rassegna e i percorsi monografici che la seguiranno disegneranno un percorso lieve e significativo tra alcune delle più interessanti proposte cresciute negli ultimi decenni nel territorio siciliano, guardando con curiosità a quella polifonia costitutiva delle arti visive contemporanee e dei linguaggi del nostro tempo e mettendo in luce la vitalità culturale del nostro territorio e dei suoi artisti.

Daniela Vasta

Murgo per la cultura

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Il legame con il terroir, la creatività e la ricerca della piacevolezza, sono sempre state il filo conduttore che ha guidato la nostra attività.

La Creatività è l’elemento che più avvicina il vino ad una forma di arte. I grandi artisti sono soprattutto ricordati per la loro capacità di innovare e spesso sovvertire le regole classiche della forma artistica che esisteva in precedenza. Per ottenere questo, occorre avere quelle intuizioni che consentano di creare delle nuove espressioni. Anche nel vino questo è possibile. Dal terroir e dalle sue caratteristiche esplicitate sulle uve partiamo aggiungendo il lievito che ad oggi ci dona il Murgo Brut nelle sue tre varianti.

Grazie a questa idea infatti sono nati all’inizio degli anni 90 i primi spumanti Murgo, segnando la storia del vino dell’Etna ed aprendo la strada ad altre possibilità per il Nerello Mascalese dell’Etna.

Così’ come riteniamo importante che i nostri vini abbiano una personalità così abbiamo pensato a Fucina13, per dare un contenitore nuovo all’arte intesa come espressione creativa nelle sue infinite forme. Per raggiungere questo obiettivo è importante combinare a tecniche tradizionali degli elementi di innovazione; agendo con responsabilità verso il contesto e l’ambiente circostante. Le tecnologie attuali rendono possibili interventi che una volta potevano essere considerati fantascienza ma esse devono essere utilizzate in senso etico per raggiungere i nostri traguardi in disaccordo con moltissimi “prodotti” che sono spesso creati in maniera globalizzata e “adattati” per rispondere meglio alle aspettative di uno specifico mercato. Seguendo questa filosofia abbiamo intrapreso questo percorso atto a creare un elemento nuovo e spumeggiante per la cultura del territorio.

La piacevolezza è un altro grande obiettivo che ci prefiggiamo e che riteniamo della massima importanza. Per ogni tipo di vino che produciamo cerchiamo di massimizzare questo aspetto, agendo sulla ricerca dell’equilibrio tra l’acidità, la morbidezza e per tutte le altre caratteristiche sensoriali dei nostri prodotti. Il meccanismo del piacere ha anche delle implicazioni soggettive ma noi cerchiamo di creare un filo conduttore che riporti ad uno “stile” aziendale identificabile.

È con grande piacere che è nata la collaborazione con Fucina13 che tende ad accomunare l’arte in botte e l’arte nelle sue molteplici forme.

KYKLOPS – “vedere l’intero”, è il progetto che racchiude in sé l’espressione creativa della pittura. Dal territorio, inteso come spazio dimensionale ed intellettuale, ridiamo luce alla espressività nella forma del quadro. Parallelamente al percorso evolutivo della storia dell’arte, noi seguiamo un cammino artistico, partendo da una base che ha già in sé i tratti per il prossimo appuntamento.

Michele Scammacca del Murgo