L’Etna nel bicchiere, ma anche nel piatto:l’incontro mensile di degustazione della sezione Onav Asti

Vini dell’Etna e prodotti tipici siciliani

L’Etna nel bicchiere, ma anche nel piatto.
L’incontro mensile di degustazione della sezione Onav Asti di maggio ha avuto come protagonista il territorio catanese a tutto tondo, dalle eccellenze del vino ai formaggi e salumi tipici, fino al pane di alcuni produttori utopici ed eroici che tornano ad utilizzare il grano dei nonni o addirittura di antenati più antichi.
13320478_1026034114149829_5972339829763454233_oL’ospite venuto dalla Trinacria artefice di questo incontro di sapori, se non benedetto dagli dèi, sicuramente da qualcuno a loro molto prossimo, è stato Vittorio Cardaci Ama, socio Onav e delegato Fisar Catania.
A confronto con il consigliere nazionale Mario Redoglia, con la delegata astigiana Mirella Morra e con tutta la platea di soci Onav convenuti nella prestigiosa sala dell’Hotel Salera, Cardaci Ama ha raccontato la passione e la poesia di un terroir in ascesa, della “Muntagna”, ha precisato, perché per un siciliano l’Etna non è un vulcano, ma porta quel nome dialettale che lo rende familiare e fascinoso, come tutto ciò che ha connotazione femminile.

Sono i contrasti a rendere la viticoltura etnea così ricca di caratteristiche uniche e peculiari: le nevi e il fuoco del vulcano, il mare e la montagna, il clima quasi tropicale e quello secco dell’interno…. e poi quella continua evoluzione del terreno dovuta all’attività inarrestabile del vulcano che deposita ceneri, lapilli, pietra, ma anche cancella e distrugge con quel fiume lavico che trova, prepotente, il suo percorso, sostituendo con nuova linfa il substrato coltivabile. Forse è per questo che la viticoltura d’eccellenza dell’Etna è relativamente giovane (la prima Doc è stata istituita nel 1968) e può vantare una varietà che ad alcuni farà storcere il naso perché non è possibile individuare una “tipicità” rassicurante e riconoscibile; ma è abbastanza ovvio che in un territorio dove in pochi chilometri si va da impianti sul mare a quelli dei mille metri di altitudine, dove l’escursione termica può superare i 30° in estate, dove le eruzioni sono elemento di trasformazione, sia del tutto pretenzioso cercare di individuare uno standard catalogabile e facilmente descrivibile.

La zona dell’Etna Doc comprende venti comuni, con vigneti molto parcellizzati (a Sant’Alfio, sul versante Est del vulcano, su cento ettari insistono circa cento aziende vitivinicole).
Il viaggio che Cardaci Ama invita ad intraprendere riguarda tre zone principali: la zona est, dove si trova il Bosco Etneo (dai 400 ai 900 metri di altitudine), che va da Viagrande a Trecastagni passando per Pedara, Nicolosi, Belpasso, Mascalucia, Santa Venerina, Sant’Alfio, Zafferana, Milo e Mascali; la zona del versante nord (che va fino ai 600 metri sul livello del mare), su Caronie e Nebrodi con i comuni di Castiglione, Randazzo, Piedimonte e Linguaglossa; infine la zona del versante sud (compreso tra i 600 e 1000 metri) nei comuni di Pedara, Nicolosi, Belpasso, Biancavilla, Adrano e Santa Maria di Licodia.

In alcuni comuni la viticoltura è del tutto scomparsa, come a Nicolosi, Pedara e Mascalucia, quest’ultima un tempo molto rinomata, tanto da meritare l’insegna

Le temperature, le esposizioni, la morfologia del terreno, con alcune zone che arrivano a pendenze fino al 40%, influenzano la maturazione delle uve e i tempi delle vendemmie, che possono essere anche molto tardive in ottobre inoltrato.

13340196_1026033480816559_2339929633106096024_oE’ un Murgo Extra Brut metodo classico del 2009 e sboccato nel 2016 dell’azienda Emanuele Scammacca, quello che apre la degustazione.
Si presenta con un’evoluzione elegante e con i profumi ben definiti della crosta di pane e dei lieviti, subito seguiti da note di miele, di frutta acerba, di mela e un finale floreale di ginestra. In bocca il protagonista dell’attacco è il perlage che invade il palato e accarezza la lingua; molto particolare il retrogusto fumé.

 

L’abbinamento di queste specialità gastronomiche con i vini ossigenati dopo la degustazione “tecnica”, ha offerto ulteriori spunti di discussione e confronto alla sala di assaggiatori, consentendo un’interpretazione completa dei sapori del territorio siciliano ed esaltando la capacità espressiva sia dei bianchi che dei rossi etnei.

Se il terroir vive nel vino, l’Etna vive certamente in questi vini.

By | 2016-12-09T10:36:53+00:00 13,giugno 2016|0 Comments